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Allevamento



Le nostre tartarughe sono alloggiate all'aperto durante tutto l'arco dell'anno tuttavia, al fine di permettere una riproduzione naturale, le femmine al momento delle deposizioni vengono spostate in ampie serre fredde dove, al riparo da eventi climatici estremi, possono deporre in un ambiente idoneo allo sviluppo delle loro uova. Questo permette di evitare inutili attese nei tempi di deposizione e di evitare di incubare le uova in condizioni artificiali. In aggiunta, si ha una certa protezione verso temperature eccessivamente rigide (sempre possibili dove siamo sino alla metà di maggio), nonché ad eccessive precipitazioni piovose, tali da compromettere il naturale sviluppo degli embrioni all'interno delle uova. Tali serre hanno dei sitemi di apertura laterali, utili quando le temperature superano una certa soglia. Ma i vantaggi non finiscono qui. Infatti le nidiate sono normalmente facile preda di molti animali. Nonostante le alte recinzioni, rimane tuttavia il problema degli uccelli come corvi e gazze, capaci di dissotterrare in modo sistematico le uova dal terreno. Sono letteralmente capaci di riunirsi in gruppi organizzati nei quali i differenti individui si occupano sia del controllo del territorio circostante che di individuare e dissotterrare le uova. Tale accorgimento scongiura anche questo tipo di predazione.


Ciò garantisce ad uova e nascituri un ambiente libero da predatori nel quale svilupparsi ed uscire all'aperto in assoluta sicurezza. Le piccole tartarughe sono infatti facile preda anche al momento della nascita. Spesso poi si rende necessario utilizzare le serre per evitare temperature eccessivamente rigide nei mesi invernali agli stessi tartarughini, ma anche a specie e sottospecie sensibili agli estremi climatici che di tanto in tanto possono presentarsi. Insomma, una soluzione abbastanza economica in quanto alimentata dal sole, per quanto efficace e facimente gestibile. L'esperienza maturata in più anni di utilizzo lascia infatti intendere che l'utilizzo delle serre fredde garantisce un tasso riproduttivo abbastanza costante negli anni, al contrario di quello estremamente variabile in assenza di questo semplice accorgimento. Naturalmente tutto è riferito al clima presente nella zona climatica dove è situato l'allevamento. Man mano che ci si sposta a sud, avvicinandosi alle coste, è ovvio che questa differenza diventerà sempre meno significativa, restando tuttavia fondamentale il ruolo protettivo nei confronti dei naturali predatori delle tartarughe e delle loro uova.
Grande attenzione è rivolta all'igiene e alla prevenzione delle malattie: tutti gli animali sono allevati in recinti molto ampi, fino ad oltre 200 metri quadrati, con substrato naturale, facendo attenzione a non affollarli eccessivamente. Questo infatti è spesso causa del propagarsi di varie patologie, spesso nefaste. Il numero dei soggetti in fase riproduttiva e l'attenzione alla selezione di accoppiamenti tra esemplari non consanguinei, garantisce poi l'alto profilo degli esemplari riprodotti.
Nel caso di Testudo marginata albina, seppur la mutazione parta da un unico maschio albino ed una femmina eterozigote, vi è stata grande attenzione nel cercare di far generare piccoli con altre femmine e con altri maschi normali, così da avere eterozigoti geneticamente meno affini pronti alla riproduzione. La selezione continua, ma appare scontato che il ciclo vitale delle tartarughe tra una generazione e la successiva sia di almeno 10 anni, tale da comportare lunghissimi tempi di attesa. Dalla nascita del primo esemplare albino e la generazione successiva sono infatti passati 13 anni: questo dà la misura dell'eccezionalità della cosa e della grandissima cura e passione riversata in questo difficile e lunghissimo processo di selezione.
Devo riconoscere che il risultato per la sua unicità ripaga grandemente per i lunghi anni di attesa.

 
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